LA SUA VERONA ERA MIGLIORE

Sboarina intitoli una
via a Mario Fertonani

18/01/2018 22:31

A volte bisogna sapersi guardare indietro. Non per nostalgia, ma per capire la direzione presa. Nei giorni scorsi Verona ha pianto un grande manager come Mario Fertonani, che ha segnato un'epoca per la città, nell'economia, nella scienza e nello sport.

Così ho pensato, prendendo spunto dalla sua figura, a quell'epoca, la sua, quella degli anni '80 e primi '90. L'epoca in cui medie imprese veronesi – una per tutte Rana – facevano il salto e diventavano colossi industriali. L'epoca in cui Verona godeva di un apparato industriale di primissimo livello, con la Biasi, la Cardi, le Officine Adige, la Polin Forni e la Mondadori. L'epoca in cui le multinazionali, Glaxo in primis ma anche Canon, non erano aliene al territorio e anzi erano influenzate da uomini carismatici e visionari e non da board con la calcolatrice sempre in mano.

Pensate all'insistenza di Fertonani con Glaxo per costruire a Verona, nel 1990, un centro ricerca da 153 miliardi di lire di allora e da oltre 500 dipendenti. Nel 2010, il nuovo management di Glaxo, quel centro ricerca l'avrebbe venduto all'americana Aptuit e Fertonani - il grande e potente manager di un tempo - sarebbe sceso in piazza coi lavoratori. Un paradosso. Un'inversione dei ruoli che spiega tutto. Un'immagine-manifesto del cambiamento.

Sì, Verona è proprio cambiata. Aziende storiche che non ci sono più, altre rilevate da gruppi stranieri o da finanziarie, altre ancora in estrema difficoltà. L'apparato industriale di un tempo è solo un ricordo. Panem et circenses. Ma se il circenses ancora galleggia (lo sport veronese è d'eccellenza, mentre su cultura, spettacolo e divertissement occorre un salto di qualità e un'offerta più ampia), se la passa meno bene il panem. Non tanto in termini di quantità occupazionale – Verona è la terza città in Italia per occupati – ma di qualità del lavoro. “Trent'anni fa un impiegato apriva un mutuo e manteneva una famiglia da solo. Oggi si fatica in due”, mi dice Nadir Welponer, storico leader della sinistra veronese, uno che, al di là delle idee politiche condivisibili o meno, le battaglie per il lavoro le ha sempre fatte in prima linea.

E' cambiato il mondo e dunque anche Verona, secondo Welponer: “Oggi ci sono Cina e India che muovono 1,5 miliardi di persone. Il capitalismo occidentale è in crisi”. Vero, la crisi strutturale, la globalizzazione eccetera. Ma poi contano anche le persone e gli imprenditori. Rana continua a espandersi e compra lo stabilimento di Buitoni nel cuneese, mentre Melegatti, che ha inventato il pandoro, non conosce pace.

Fertonani aveva dalla sua una situazione economica e geopolitica favorevole, certo, ma ci ha messo anche (molto) del suo. Non a caso. “Mio padre era un uomo di grande apertura mentale, con una visione del mondo, affrontava temi a 360 gradi” mi racconta Silvia, la figlia. “Mario è stato uomo di potere, ma con dei valori solidi. Non era solo uomo di economia, ma anche di cultura, musica e poesia” ha detto Don Mazzi al funerale. Altri capitani d'impresa, aggiungo io, invece litigano.

Sboarina dedichi una via della città a Fertonani. Non per nostalgia. Non per retorica. E non per soli meriti. Ci aiuta a ricordare e, forse, a ritrovare un po' la strada. La globalizzazione non si ferma, ma la Verona che conta può migliorare.

Francesco Barana


 
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